modificaziòne s.f. [dal lat. tardo modificatio-onis]

1. L’azione di modificare e il suo effetto; parziale trasformazione introdotta o subìta da qualche cosa nel suo modo di essere.

2. In genetica, oltre che nel sign. generico, il termine può essere usato per indicare la variazione somatica (detta anche somazione) che è prodotta negli organismi dall’ambiente attraverso l’induzione di cambiamenti fisiologici e che, a differenza della mutazione, non dipende da variazioni del patrimonio genetico delle cellule (sia somatiche sia germinali) e non è quindi trasmissibile ereditariamente.

(Treccani)


Modific/Azione è un progetto che viene sviluppato su diversi livelli, tutti affini alle modifiche corporali intese come momenti e azioni di autodeterminazione e autogestione del proprio esistere. Decidere di cambiare il proprio corpo implica una rivendicazione di libertà: ognuno è libero di poter fare su se stesso tutto ciò che più gli piace, certo in maniera cosciente ed informata, ma tuttavia questo risulta essere un grande passo verso l’autodeterminazione sia personale che sociale. Ma cosa si intende con la parola “autodeterminazione”?

“Per il pensiero filosofico il concetto di autodeterminazione coincide con quello di libertà. Schematizzando al massimo possiamo individuare tre concezioni fondamentali (Abbagnano):

1 – Autodeterminazione come autocasualità, pertanto libertà assoluta in quanto non sussistono condizioni o limiti esterni all’individuo;

2 – Autodeterminazione della totalità, non del singolo soggetto il quale, essendo parte del tutto, viene risucchiato nel vortice dell’autocasualità di questo (partito, società, Stato ecc.);

3 – Autodeterminazione come libertà limitata e condizionata, quindi finita, per cui il soggetto esercita la propria scelta entro i limiti e condizionamenti in cui è immerso.”

Il primo punto, per quanto riguarda questo discorso, risulta essere di fondamentale importanza, in quanto si riferisce all’individuo in prima persona e alle sue illimitate scelte, decisioni e relative conseguenze personali. L’uso di queste pratiche primitive rappresenta un mezzo e un’arma per rivendicare la propria libertà individuale. La volontà di voler modificare in maniera temporanea o permanente l’aspetto del corpo umano affonda radici molto profonde e le sue varianti sono infinite (tutt’ora). Dal piercing alla scarificazione, dal tatuaggio alla limatura dei denti, ogni popolo, clan o collettività ha sviluppato metodi e tecniche differenti per potersi differenziare dalle società limitrofe, come azioni propiziatorie o come simboli di bellezza e/o prestigio. Queste ultime varianti riguardano gli altri due punti descritti precedentemente da Abbagnano ovvero, in questi casi, l’individuo e le sue scelte/azioni nascono all’interno di un contesto culturale e sociale, un esempio sono i rituali di passaggio. Ora, farsi un piercing o un tatuaggio non cambierà sicuramente la società in cui viviamo, basata su frivoli ideali a buon mercato, ma potrebbe tuttavia aiutare ad aprire gli occhi e a prendere coscienza che si ha realmente il potere di cambiare le cose, esattamente come sia ha il potere di cambiare se stessi senza delegare a nessun ente politico o giuridico le proprie scelte, le proprie decisioni o la propria vita.

“E’ ovvio che l’uso corrente di tali pratiche, essendo sincretico, ci da la possibilità di giocare e comporre frasi nuove usando antichi Segni e magari di crearne a nostra volta altri da aggiungere all’alfabeto già esistente, ma di Segni forti comunque si tratterà” Kay Khusraw

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