Il tatuaggio e gli anarchici

Articolo di: http://oltrelapelle.tumblr.com/

Nel folto gruppo dei criminali domiciliati obbligatoriamente a Favignana, il Dott.Mirabella ebbe la possibilità di osservare per la prima volta un tipo di tatuaggio ancora non espresso sulla pelle dei carcerati. Non era il semplice cuore, la spada o pugnale, ma vere e proprie frasi politiche che venivano incise come vetrina per i propri ideali.
Vi erano due tipi di tatuaggi politici e ciò dipendeva dallo schieramento.
Ex-militari ormai criminali, uomini dello stato passati al malaffare, si facevano tatuare medaglie di guerra, pugnali con scritto “Viva il Re”, o gli stemmi reali e bandiere dell’Italia.
Oltre all’appartenenza politica, questi segni indicavano la speranza di una possibile “grazia” delle autorità carcerarie vista la loro fedeltà allo Stato e al Re.
Poi vi erano i tatuaggi di tipo garibaldino, con le scritte, spesso tatuate sul petto, “Viva Garibaldi”, o il ritratto dell’eroe dei due mondi. Questa categoria di carcerati esprimeva con loro marchio di essere contrari al sistema vigente, e che la rivoluzione e l’unificazione ancora doveva avvenire. A differenza di quanto si possa credere, questi segni erano presenti più fra i carcerati del sud Italia che delle altre zone.
Il tatuaggio in voga fra i carcerati di origine delle regioni centrali, e soprattutto Marche, Romagna e Toscana erano invece riferiti all’ideale anarchico. Contrari alle prigioni, al re, e fermamente convinti che l’uomo non abbia bisogno di leggi per regolamentare il proprio essere, questi erano per lo più prigionieri politici, accusati di atti violenti verso autorità dello stato o semplici “poliziotti”. Ancona e Massa Carrara erano le basi, e non bisogna perciò meravigliarsi se questa categoria di criminali arrivasse da queste zone.
Molti di essi riportavano sulla pelle le classiche iniziali “W.A.”, che stava per viva l’anarchia, altri “W.L.R.S”, Viva la rivoluzione sociale, fino ai disegni rappresentanti gli oggetti più comuni alle classi sociali proletarie come il forcone o la zappa. Molto spesso le scritte di tipo anarchico erano accompagnati da disegni di fuoco, come una bomba, o una fiamma, o da disegni violenti come pugnali, sangue, teste mozzate.
Emblematico il caso di due anarchici di Ancona, due cugini arrestati per aver attentato al prefetto della città nel 1893. Uno dei due, il più giovane, 31 anni, porta sul braccio destro un intera frase che recita “Dal giorno in cui socialismo, comunismo, rivoluzione vivranno, vivrò convinto di bene per la patria”, con una spada, e le iniziali di altri compagni anarchici.
Il cugino, di 38 anni, portava all’avambraccio destro le iniziali “V.L.R.S.”, viva la rivoluzione sociale, con un cuore ferito da una daga. Sull’avambraccio sinistro capeggiava la scritta “Viva L’Anarchia”, con un guerriero con pugnale alzato, elmo e gambali.
Il tatuaggio anarchico era più in voga proprio per lo sviluppo dell’ideale libertario in quegli anni, e si scagliava contro i degni dei vecchi carcerati legati dalla tradizione militare, fatti di lustrini e bandiere, medaglie ed effige del re. La politica stava cambiando, e il tatuaggio si adattò a lei, come fece sempre nel corso della storia!
Oltre la pelle
Pierpaolo Pinto – Lucia Elisei

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